Come quasi tutte le attività professionale anche l’ortodonzia linguale necessita di una curva di apprendimento. Noi ci siamo già passati e dal 2004 abbiamo compreso quale sia il lato giusto per posizionare gli attacchi ortodontici. Esatto, non quello esterno, bensì il lato linguale, quello sul quale è un poco più faticoso lavorare ma quello che essendo più vicino al centro di resistenza del dente consente movimenti più veloci ed efficienti.
Chi ha già fatto il corso sicuramente mi avrà sentito spiegare questo concetto con l’esempio del trolley in aereoporto. Ti starai chiedendo cosa c’entri un trolley con l’ortodonzia? Beh l’ortodonzia è in gran parte fisica meccannica e biologia, tutte materie bellissime che devi comunque comprendere per seguirne le leggi fisiche.
Ma torniamo al nostro trolley, che poi trolley non si chiamerebbe perchè per essere precisi sarebbe un bagaglio a mano con ruote. Evidentemente tutti utilizzano la maniglia perchè più pratica ma se io avessi a disposizione una sola forza ed un solo dito dove applicherei la pressione per ottenere una traslazione pura? Il più vicino possibile al centro di resistenza del dente …. e allora perchè mai andiamo a mettere gli attacchi vestibolari, che sono nettamente più lontani dal centro di resistenza del dente?


Conclusione con approfondimenti chiave
In sintesi, l’esperienza maturata dal 2004 conferma che l’ortodonzia linguale non è solo una scelta estetica, ma la strategia biomeccanicamente più vantaggiosa. Attraverso l’analogia del trolley, appare evidente come l’applicazione della forza sul lato interno — essendo più prossima al centro di resistenza del dente — permetta di ottenere una traslazione pura e movimenti più rapidi ed efficienti. Superando la curva di apprendimento iniziale, si abbraccia quindi una fisica ortodontica superiore, dove la vicinanza al fulcro del movimento rende il posizionamento linguale nettamente preferibile rispetto alla tradizionale tecnica vestibolare.


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